Cesare De Robertis per Modellismo 

Se qualcuno sentisse all’improvviso una gran voglia di Me 262, oggi non incontrerebbe problemi né ostacoli a qualunque tipo di progetto. Su questo aereo infatti si trova di tutto, a cominciare da una vastissima documentazione per finire con i vari esemplari conservati nei musei o addirittura in ordine di volo, in giro per gli airshow di tutto il mondo.

Pochi dubbi sui dettagli e sulle livree e solo l’imbarazzo della scelta per la struttura: dal modello tradizionale in balsa e compensato, ai tutto fibra motorizzabili elettrici oppure a turbina.

Naturalmente, per chi desidera aggirare gli ostacoli e preferisce andare subito a volare con un ARTF, esiste anche l’opzione dei modelli in materiale espanso come quello di cui parliamo qui e che, a nostro avviso, pur con tutti i limiti del caso, è il più accurato e il meglio rifinito fra quelli in circolazione.

 

Il modello

Il Me 262 in esame esce dal vasto catalogo della cinesissima Freewing, distribuita in Italia da Jonathan. Si tratta di un modello da 150 cm di apertura alare motorizzato con due ventole da 70 mm.

Come proporzioni, ma soprattutto come prestazioni, è tutt’altro che il giocattolone al quale cui si potrebbe pensare di primo acchitto.

Il modello arriva in uno scatolone di polistirolo col coperchio di cartone serigrafato.

All’interno troviamo la fusoliera, le due semiali con le gondole montate, le ventole, i motori, i regolatori e i servi già installati, i piani di coda, le baionette alari ed un manuale d’istruzioni chiaramente illustrato. Anche i carrelli retrattili elettrici e ammortizzati sono già al loro posto.

La livrea, in colori acrilici, riproduce (con un certo grado di libertà, occorre dirlo...) quella del Me 262A-1a del maggiore Erich Hohagen, ma nel complesso la mimetizzazione, le rivettature e le pannellature sono realizzate in maniera più che soddisfacente per un modello in espanso (EPO).

Insomma, una volta montato, bisogna ammettere che il modello fa davvero la sua figura.

Il grado di prefabbricazione è talmente elevato che il montaggio si riduce davvero a ben poco. Per prima cosa occorre svitare le griglie di raffreddamento dei regolatori ed estrarre i cavi dei motori e dei servi dei flap e degli alettoni.

A questo punto si possono rimettere a posto le griglie, unire le semiali con le due baionette tonde di carbonio e avvitarle alla fusoliera dopo aver fatto passare tutti i cavi nell’alloggiamento superiore dove trovano posto la batteria e la ricevente. Ora non resta che avvitare i piani di coda dopo avere collegato la spinetta del servo dell’elevatore.

Il servo del direzionale si trova nel trave di coda, protetto da un coperchio posto sul fondo della fusoliera.

Una volta sistemati i comandi, il nostro Me 262 è pronto.

Nonostante la presenza di ben 8 servi è sufficiente usare una radio a 6 canali perché i servi degli alettoni, quelli dei flap e i regolatori sono collegati a tre cavetti ad Y. Lo stesso vale per il servo che comanda la direzione del carrello anteriore, collegato con un cavetto ad Y a quello del direzionale, mentre quello che comanda la chiusura dei portelli anteriori è collegato al canale destinato al carrello attraverso un piccolo sequencer elettronico.

Naturalmente nulla vieta di usare canali separati per i servi dei flap e degli alettoni, ma il grado di precisione dei comandi che si ottiene usando solo sei canali e comunque più che soddisfacente.

Io ho usato la mia Spektrum DX18, ma anche se avessi usato la DX6 avrei potuto comunque avere l’apertura e la chiusura sequenziale dei portelli e del carrello anteriore grazie al sequencer che funziona talmente bene che ad un certo punto mi sono incantato a fare continuamente “apri e chiudi, apri e chiudi..” Come ricevente ho usato una Spektrum AR 6260 e la programmazione delle radio, con soli sei canali da controllare, è stata un’operazione molto semplice.

Il manuale non suggerisce escursioni per le parti mobili e quindi sono andato ad occhiometro usando comunque il dual rate e mettendo un 30% di esponenziali su alettoni ed elevatore.

Le due sezioni dei flap, poste all’esterno e all’interno delle gondole-motore, sono accoppiate meccanicamente fra loro. Io ho messo i flap sotto interruttore a tre posizioni: retratti, abbassati di circa 20° e abbassati di circa 45° con un tempo totale di discesa e risalita di circa 2,5”.

All’atto pratico, come vedremo fra poco, le escursioni di elevatore e alettoni si sono rivelate eccessive, per cui nei voli successivi le ho ridotte come potete leggere nella tabella della pagina a fianco.

La batteria è una 6s FullPower Gold da 4200 mAh, ma vi suggerisco, se possibile, di usare una 5200 perché i due motori ciucciano parecchio. Non usate assolutamente una 3700 mAh come suggerito dal manuale perché i tempi di volo sarebbero ridicoli.

Il campo di centraggio indicato dal produttore cade fra i 100 e i 110 mm dal bordo d’entrata alla radice e mettendo la batteria all’incirca a metà strada nella sua culla il modello risulta centrato intorno ai 110 mm.

Sarà giusto? Vedremo in volo.


Il collaudo

Dovendo fare le foto in volo per l’articolo ho approfittato della disponibilità di Alessandro Fratini come pilota collaudatore. Ci siamo visti sul campo di Ali sul Tevere la mattina dell’8 dicembre, giornata fredda, ma meravigliosamente soleggiata e con un venticello leggero.

Dopo le foto a terra e i controlli di rito (gli alettoni invertiti sono sempre in agguato...) siamo andati in pista. Una trentina di metri ed il Me 262 è decollato. Da solo.

Evidentemente il centraggio era arretrato e infatti è servita una buona dose di trim a picchiare, col risultato che togliendo motore il modello scendeva sensibilmente.

La prima impressione positiva riguarda la potenza a disposizione che è davvero tanta. In un successivo momento ho verificato la spinta statica che sfiora per poco i 3 Kg.

Ciò significa che il rapporto peso/potenza è di 1:1.

Qualche passaggio per il fotografo ed è il momento di vedere cosa succede abbassando i flap. Nulla. Il modello rallenta ma non cambia praticamente assetto e anche questa è un’ottima notizia. Quella meno buona è che in virata, se si tira un po’, parte subito uno stallo d’ala da manuale, figlio di una micidiale combinazione di baricentro arretrato e corsa eccessiva dell’elevatore.

Decidiamo di averne avuta abbastanza e anche il timer, impostato a 5 minuti, è d’accordo con noi. Atterraggio un po’ veloce, ma senza problemi.

Col modello a fondo pista, Alessandro ridà motore per tornare indietro e... niente. Motori morti. La batteria è completamente scarica e così scopriamo di aver avuto una fortuna davvero sfacciata.

A casa, con calma, ho fatto il debriefing e anche qualche misura. Di quella della spinta statica vi ho già detto, mentre l’assorbimento totale, a tutta canna, è di 95 A. A questo punto ho ripreso in mano una vecchia formuletta enunciata tanti anni fa dall’indimenticabile Giuliano Giuliani:

C/A x 60 = T

dove “C” è la capacità della batteria in Ah, “A” è l’assorbimento del motore e “T”, il tempo di volo ottenibile.

E’ ovvio che l’assorbimento da considerare è quello medio e, visto che siamo riusciti a volare per circa 5’30”, l’assorbimento medio si è aggirato intorno ai 48 A. Infatti: 4,2/48x60 = 5,25 minuti.

Usando una 5200 si possono sforare tranquillamente i 6 minuti, ma anche con una 4200, soprattutto dosando il motore con più accortezza di quella che si può avere durante un collaudo, i tempi di volo non sono disprezzabili, anche in considerazione del fatto che a volare con un modello così un pochino di stress c’è.

Nei voli successivi, portando la batteria tutta avanti e riducendo le corse dei comandi, le cose sono migliorate notevolmente. Ora il Me 262 vola davvero bene. E’ veloce, potente, sale in verticale che è una bellezza, fa degli splendidi tonneaux e, anche se gradisce essere trattato sempre con grande rispetto, non stalla più in maniera imprevedibile.

Cesare De Robertis per Modellismo